Trombofilia - Diagnosi molecolare

Le trombofilie ereditarie sono un gruppo di patologie caratterizzate da episodi trombotici ricorrenti, senza un'apparente causa scatenante, il primo episodio si verifica solitamente prima dei 40 anni e le ricadute sono frequenti.

Le manifestazioni piu' frequenti sono trombosi venosa profonda degli arti inferiori, embolie polmonari, tromboflebiti dei vasi superficiali.

Si ha un evento trombotico, venoso o arterioso, quando una piccola quantità di sangue si coagula all'interno di un vaso sanguigno aderisce alla sua parete, lo ostruisce in maniera parziale o completa e impedisce il flusso del sangue. Il coagulo formato prende il nome di trombo.
Esistono, oltre ai fattori genetici non modificabili, fattori di rischio trombotico strettamente collegati alle abitudini di vita. Un corretto stile di vita riduce sensibilmente il rischio di malattie da trombosi, a questo scopo e' importante evitare il fumo di sigaretta, ridurre il sovrappeso, controllare il livello di colesterolo nel sangue e svolgere attivita' fisica regolarmente.
Per quanto riguarda i fattori genetici si tratta, nella maggior parte dei casi, di difetti a carico di uno dei fattori che intervengono nel processo di coagulazione del sangue.

Sindrome di Leiden, resistenza alla proteina C attivata (APC), o mutazione Leiden del fattore V della coagulazione sono tutti sinonimi e si riferiscono alla più frequente causa ereditaria predisponente alla trombosi venosa profonda.
Il fattore V, quando è attivo, ha l'effetto di promuovere la coagulazione del sangue.
A sua volta il fattore V è "tenuto a bada " da un altro fattore, chiamato proteina C attiva, che funge quindi da anticoagulante.
La mutazione di Leiden rende il fattore V meno sensibile alla proteina C attiva, e di conseguenza le persone che hanno questa mutazione hanno un rischio maggiore di trombosi rispetto alla popolazione generale.
La malattia è causata dalla mutazione R506Q del gene del fattore V della coagulazione.
In circa la metà degli episodi trombotici vi sono fattori di rischio associati quali:
la gravidanza, (durante la gravidanza e' possibile che si verifichino episodi di trombosi venosa profonda, in presenza della mutazione del fattore V, tale mutazione sembra anche essere responsabile di un'aumentata incidenza di aborti spontanei, durante il primo trimestre di gestazione.);
gli interventi chirurgici e una prolungata immobilità, l'uso della pillola anticoncezionale o di terapia estroprogestinica sostitutiva.
La sindrome di Leiden è una patologia relativamente comune: solo in Italia sono circa 2.000.000 (3-4% della popolazione) i soggetti di portatori della mutazione.

Anche la protrombina o fattore II della coagulazione, riveste un ruolo chiave nel mantenimento punto di vista della trasmissione genetica, la maggior parte dei difetti dei fattori della dell'equilibrio tra coagulazione e anticoagulazione, infatti, presenta, a seconda delle situazioni, sia attivita' favorente la coagulazione che attivita' anticoagulante.
Il gene che codifica per la protrombina si trova sul cromosoma 11; su questo gene e' stata identificata una mutazione, denominata G20210A, che predispone all'insorgenza di trombosi venosa, indipendentemente dal sesso.
La coagulazione si trasmette con modalita' autosomica dominante. Le persone affette hanno una possibilità su due di trasmettere la malattia ai figli.
Qualora un individuo risulti portatore della mutazione è consigliabile estendere l'analisi genetica a tutti i membri della famiglia; infatti, con lo studio del DNA è possibile individuare i soggetti a rischio trombotico in fase pre sintomatica. Le trombosi venose profonde colpiscono circa una persona su 1000 ogni anno, nel 6.5% dei casi la causa e' la presenza della mutazione G20210A nel gene della protrombina.